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Giuseppe Mayer: chi è la conduttrice dei Retail Awards 2020

Giuseppe Mayer - Digital For Export

 

Giuseppe Mayer si occupa di digital e di comunicazione da più di vent’anni collaborando con imprenditori ed aziende che investono nel cambiamento e nell’innovazione come elemento di sviluppo.

Esperto in digital, innovazione ed experience marketing, scrittore, divulgatore e docente universitario.

Quest’anno mette a disposizione del mercato retail le sue conoscenze presentando la nuova edizione di Retail Awards.
Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto da dove nasce la sua passione e come sta vivendo questa situazione.

 

 

Ciao Giuseppe, ci racconti dove nasce il tuo interesse per il retail?

Sospetto nasca da molto lontano; la mia famiglia aveva un piccolo negozio nella città dove sono nato. Le gestiva mia nonna fin da poco dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni è cambiato, si è ingrandito, modificando l’offerta, aumentando i dipendenti etc. Io mi intrufolavo spesso nel retrobottega che era anche il magazzino e lo vedevo come un posto assolutamente proibito, ma dove avveniva la vera magia. Poi circa 20 anni fa, mi sono ritrovato a lavorare nel marketing di CHL, tra i primi siti di eCommerce in Italia, specializzato in prodotti di informatica e tecnologia. Avevamo un sistema, chiamato DoctorOrange, che consentiva ai clienti di personalizzare il proprio computer da tutti punti di vista in funzione dell’utilizzo per il quale stavano completando l’acquisto. Inoltre, grazie al supporto di manager che venivano dal mondo della logistica, eravamo riusciti, già nel 1999 a garantire tempi di consegna in tre giorni per la maggior parte dei prodotti; qualcosa di davvero notevole per i tempi. Insomma il retail è un pò nel mio DNA.


Negli ultimi 25 anni come hai vissuto lo sviluppo del marketing e del digital advertising, quali sono state le principali sfide incontrate?

Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare nel 1998 mentre completavo la mia tesi di laurea su “Web Advertising: strategie e strumenti di pianificazione”; ricordo che all’epoca il mio docente, che ancora ringrazio, fu davvero lungimirante lasciandomi carta bianca su fonti, ricerche etc.
Non esistevano libri specifici sulle piattaforme ed i processi, ma già si parlava da tempo di “cliente al centro”, big data etc.

In questi ultimi 20 anni credo che il lavoro di tutta l’industry si sia concentrato da un lato nella comprensione delle reali potenzialità della tecnologia digitale e dall’altra nello studio e definizione di teorie e strategie in grado di fornire le giuste lenti per inquadrare il reale valore di business di questa rivoluzione. In questa tensione tra opportunità offerte dalla tecnologia e necessità di una strategia solida e consistente sta a mio modo di vedere il futuro non solo del retail, ma dell’economia più in generale. Una sfida affascinante e che secondo me è assolutamente alla nostra portata dal punto di vista del sistema paese.


Cosa ti aspetti dal futuro?

Credo la sfida più grande che ci aspetta nei prossimi anni sarà quella di reinventarsi costantemente; reinventare i modelli di business nelle aziende nelle quali lavoriamo, ma anche il nostro ruolo all’interno di esse.
Un’evoluzione continua che premierà chi sarà in grado di essere antifragile ovvero di cogliere le opportunità di disruption per crescere e migliorare in un mondo che, come è sempre più evidente, sarà dominato dall’incertezza. Per quello che invece riguarda il futuro essendo un inguaribile ottimista non posso che essere positivo; credo ad esempio che la diffusione delle tecnologie abilitanti ci permetterà sempre di più nei prossimi anni di uscire dalle diatribe di parte tra piattaforme alternative e tornare invece a concentrarsi su strategia e business.

 

Alla nuova edizione di “Retail Awards” di Forum Retail quali sono le caratteristiche che eccelleranno come rivincita sulla rivoluzione che il COVID-19? Quali eccellenze del business retail verranno premiate?
 

Penso che il covid abbia accelerato una serie di progetti e traiettorie di sviluppo di molti retailer italiani che si sono trovati improvvisamente a dover fare i conti con una trasformazione reale del proprio business in direzione del digitale.
Passare dalla pianificazione di anni alla necessità di mettere in opera azioni correttive nel giro di pochi giorni è stato sicuramente traumatico, ma ha dimostrato anche il valore di quella flessibilità e antifragilità di cui parlavo prima. Queste caratteristiche oggi non sono più semplicemente necessarie per garantire un futuro alle aziende, ma come dimostra la crisi che stiamo ancora oggi vivendo, sono vitali per il business stesso.
Sono molto curioso quindi di conoscere i progetti che verranno premiati ai Retail Awards: mi aspetto di vedere casi di integrazione on-offline dove al cliente vengono offerte esperienze di retail distintive ed immersive a partire dalla prenotazione online fino al welcome onsite e al checkout.
Un’altra area sulla quale penso che potrebbero esserci investimenti molto interessanti è nella chiusura del loop tra storytelling sulle piattaforme social e shopping vero e proprio, il cosiddetto social commerce che sempre di più Facebook e Instagram stanno spingendo.
Credo però anche fortemente nella necessità di un ritorno ai fondamentali, allo spazio fisico e, in parte alla socialità. Qualcosa che per tanto tempo abbiamo dato per scontato e che ora invece aziende e clienti stanno riscoprendo, ma necessariamente con dinamiche diverse. Anche in questo ambito sono convinto che i Retail Awards possa rappresentare una grande occasione di confronto e scambio di best practice tra gli esperti del settore.